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LE PIAZZE [IN] VISIBILI – EBOOK FESTA NAZIONALE DELLA REPUBBLICA

piazze invisibili

 piazze foto

Marco DELOGU  –  Lo stato di eccezionalità inaugurato nella primavera del 2020 ha prodotto una serie di sconvolgimenti in praticamente tutti gli aspetti della vita quotidiana All’improvviso ci siamo trovati avvolti da un senso di attesa e di sospensione, che ha coinvolto i luoghi stessi che prima vivevamo e riempivamo. “L’Italia è il Paese delle cento piazze” ricorda Joseph Rykwert nel suo contributo a questo volume. Queste piazze, simbolo di una bellezza diffusa italiana, ora ritornano ad essere, forse per la prima volta nella vita di ognuno di noi, dei luoghi immaginari “visti” così soltanto dai grandissimi artisti e le menti che le hanno pensate, progettate, realizzate ed ornate. […]
Ho deciso quindi di unire fotografi e scrittori in questo progetto, ognuno con la forza espressiva del proprio mezzo, per raccontare su binari paralleli una piazza che per loro rappresentasse una piccola motherland . Durante la mia esperienza all’Istituto Italiano di Cultura di Londra ho fortemente voluto dirigere un ambiente in cui la contaminazione tra le diverse arti fosse la spina dorsale delle attività e degli eventi che hanno animato l’Istituto e che sono poi confluiti nei quattro volumi di Conversazioni a Belgrave Square. Per questo progetto ho voluto continuare su questo solco e la formazione stessa delle “coppie” è stato un aspetto molto interessante della preparazione. Alcuni si conoscevano da tempo, altri no, ma sempre esisteva per motivi anagrafici, di scelte di vita o di storie famigliari, un fortissimo legame con il territorio. Molti autori hanno trascorso il lockdown a pochi metri dalla piazza scelta, altri invece vi hanno abitato per lunghi anni.
La sfida è stata complessa, bisognava agire subito, trovare idee, punti di vista, mischiare il personale con la storia, valorizzare l’autorialità di tutti, tenendo conto di alcune linee guida. Per molti scrittori non era semplice trovare la concentrazione necessaria; per i fotografi era invece difficile uscire di casa (e lo hanno fatto richiedendo i permessi alle autorità competenti). Si è proceduto anche cogliendo le opportunità così come queste si presentavano: alle volte veniva scritto prima il testo, altre veniva prima la fotografia. In alcuni casi un autore si ispirava al “compagno di piazza”, in altri testo e immagine sono stati scritti in maniera totalmente indipendente, eppure il risultato è sorprendentemente coincidente. La relazione tra fotografia e letteratura è lunga e piena di ottimi risultati e questo progetto, pur rispettando l’autonomia dei due linguaggi, lavorando sulla sottile frontiera dove gli sconfinamenti sono aperti e rafforzano il rapporto tra visioni diverse, ne è un esempio. Il forte scambio tra testo e immagine è un gioco di specchi, di sguardi reciproci, si può cercare l’immagine nel testo e viceversa. Così sì è costruito un terreno comune di rimandi che si è autoalimentato attraverso il lavoro di autori con identità, età e stili diversi. […]
Per chi abita a Roma esattamente come per gli stranieri, quella che offre Piazza del Popolo resta sempre e comunque una visione. Un effetto ottico paragonabile ai fenomeni descritti da Henry Michaux sotto mescalina in Miserabile miracolo. Sarà forse la sua forma ellittica a provocare le vertigini. Sarà per l’ammirazione che sconfina rapidamente in un senso di irrealtà. […] Anche nella fotografia di Olivo Barbieri, la piazza non nasconde, anzi esibisce, la sua esattezza illusionistica. L’ellissi vuota, gli spalti, l’obelisco con la sua ombra puntata verso nord, l’onirico tridente, i pigri leoni di pietra che “invece di ruggire / spruzzano rinfrescanti / ventagli d’acqua” (Valentino Zeichen): la scena è allestita, bisogna popolarla in fretta prima che la smontino.